Archivio generale dell'opera
Archivio e autentiche
L’Archivio generale dell’opera di Teomondo Scrofalo ha sede a Morra Scalone, nei locali della ex osteria Ruocco. Conserva i dipinti di proprietà della Fondazione, la documentazione fotografica di tutte le opere censite, la corrispondenza del pittore (una lettera, due cartoline e un biglietto di due parole), il ricettario del dottor Strazzullo e il tavolo originale, che non viene concesso in prestito.
Procedura di archiviazione
La Fondazione è l’unico ente autorizzato a rilasciare certificati di autenticità per le opere del maestro. La richiesta va presentata per iscritto all’indirizzo [email protected], allegando:
- fotografie a colori del fronte e del retro dell’opera, compreso il telaio;
- ogni documento utile a ricostruire la provenienza;
- l’indicazione del livello del vino nel bicchiere, espresso in frazione dell’altezza del bicchiere.
L’opera va poi presentata in visione alla Commissione scientifica, che si riunisce due volte l’anno, in primavera e a vendemmia conclusa.
Criteri di esame
La Commissione verifica in primo luogo il soggetto. Il catalogo ragionato non registra alcuna opera di Teomondo Scrofalo che non raffiguri il Bevitore: un dipinto attribuito al maestro e raffigurante qualsiasi altro soggetto (paesaggi, nature morte, ritratti femminili, animali) è respinto senza ulteriore esame.
Si procede quindi alla verifica della coerenza tra datazione e stato del soggetto, secondo i seguenti parametri:
- incarnato: il grado di rossore del volto è misurato sulla Scala Pàstena, da R1 (pallore astemio) a R7 (rubicondità piena). Le opere anteriori al 1958 non scendono mai sotto R5;
- livello del bicchiere: deve risultare compatibile con la curva di discesa pubblicata nel 1994, con una tolleranza di un centimetro;
- liquido: le opere datate tra il 1965 e il 1969 devono contenere acqua. Un Bevitore con vino rosso datato in quegli anni è considerato falso, oppure eseguito di nascosto. In questo secondo caso la Commissione si riserva di sentire il medico curante dell’epoca, ove reperibile;
- cappello: è sempre presente. Un Bevitore a capo scoperto non è mai stato registrato;
- orientamento: in tutte le opere autentiche la finestra è a destra e i boccali sono appesi al margine sinistro. I dipinti con la finestra a sinistra derivano dalla cartolina del 1955 e sono respinti senza ulteriore esame, qualunque sia la qualità dell’esecuzione;
- boccali: nelle opere del periodo rubicondo sono due, entrambi appena tagliati dal margine;
- pane e briciole: il pane compare soltanto nelle opere datate tra il 1977 e il 1982. Nelle opere dal 1983 al 1991 sul tavolo devono trovarsi tre briciole, a sinistra del bicchiere. Un Bevitore tardo con due o quattro briciole è respinto.
Le opere del periodo informale sono esaminate anche all’olfatto.
Registro dei falsi
Le opere respinte sono fotografate e iscritte nel Registro dei falsi, con numerazione propria (F seguito dall’anno di prima comparsa). Il Registro conta oggi 3.870 esemplari, più del doppio delle opere autentiche censite. Il primo e più noto è il cosiddetto Bevitore televisivo (F 1983.001). La Fondazione non restituisce le opere iscritte al Registro senza averle prima timbrate sul retro.
Esito
L’esito è comunicato per iscritto entro novanta giorni dalla seduta. Alle opere riconosciute autentiche viene assegnato un numero di catalogo e rilasciato un certificato con fotografia. Il servizio è gratuito. Il richiedente che desideri esprimere la propria gratitudine può lasciare all’Archivio una bottiglia di vino rosso, che verrà conservata chiusa.