Teomondo Scrofalo, Morra Scalone 1914 - Napoli 1991

Biografia

La formazione, 1914-1945

Teomondo Scrofalo nasce il 2 marzo 1914 a Morra Scalone, in provincia di Avellino, ultimo dei sette figli di un bottaio. Il nome, insolito anche in Irpinia, è quello di un prozio emigrato in Argentina del quale la famiglia non ebbe più notizie.

Nel 1932 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Napoli. I registri lo descrivono come allievo diligente e «privo di curiosità per i soggetti assegnati». Nel 1935 un docente di figura gli chiede di dipingere una natura morta; Scrofalo consegna un ritratto del bidello. L’episodio si ripete con un paesaggio e con un’Annunciazione, finché nel 1936 l’Accademia lo invita a proseguire gli studi altrove. Non li proseguirà.

Degli anni seguenti si sa poco. Lavora come decoratore di insegne a Benevento e a Salerno, poi, durante la guerra, come disegnatore presso un ufficio del catasto. Delle opere di questo periodo non resta nulla: il pittore dichiarerà più tardi di non averne mai fatte, «se non per conto terzi».

L’osteria Ruocco, 1946-1958

Nell’estate del 1946 Scrofalo torna a Morra Scalone e comincia a frequentare l’osteria di Gennaro Ruocco, sulla strada per il mulino. In novembre gli chiede di posare. Il risultato è Il Bevitore, il dipinto da cui l’intera opera discende.

Da quel momento non dipinge altro. Ruocco posa con regolarità, due pomeriggi a settimana, in cambio della cancellazione progressiva del debito che il pittore accumula al banco. Il rapporto fra i due, secondo i testimoni, era fatto di lunghi silenzi. In dodici anni si contano poco meno di trecento tele, quasi tutte identiche nell’impianto e diverse, a uno sguardo esercitato, per il tono dell’incarnato. Scrofalo ne vende pochissime. Le altre restano appese nell’osteria, che negli anni Cinquanta diventa, senza che nessuno lo abbia deciso, il primo museo monografico dell’artista. Nel 1955 Ruocco ne ricava anche una cartolina, stampata per errore al rovescio, che avrà sul destino del Bevitore conseguenze più durevoli di qualsiasi mostra.

Nel dicembre del 1957 Ruocco si ammala e posa per l’ultima volta, con una coperta sulle spalle (Bevitore (ultima posa)). Muore il 14 febbraio 1958. Il pittore non va al funerale. Torna al cavalletto il giorno stesso (Bevitore con nastro nero).

A memoria, 1958-1969

Senza modello Scrofalo prosegue a memoria, e poi copiando le proprie tele precedenti. Nelle opere di questi anni il vino nel bicchiere cala con una progressione lenta e costante, fino a fermarsi, nel 1964, a metà del bicchiere (Bevitore (bicchiere a metà)): da qui il nome che gli studi danno a questi anni.

Nel gennaio del 1965 il medico condotto gli vieta il vino. Il pittore estende il divieto al soggetto e inaugura il periodo detto astemio, documentato in catalogo da Bevitore con bicchiere d’acqua. È anche il periodo del primo e unico riconoscimento ufficiale: la Lega Provinciale Antialcolica di Avellino gli commissiona un gruppo di tele per la mostra Arte e sobrietà (1967), che chiude con una settimana di anticipo.

La stagione informale, 1970-1976

Nel 1970 Scrofalo si trasferisce a Napoli, in un basso di via dei Tribunali, e cambia tecnica. Il divieto del medico è ancora in vigore, ma riguarda il bere. Abbandona l’olio e dipinge con il vino, su juta. Le opere di questi anni, tra cui Bevitore n. 9, lo avvicinano per qualche stagione alle ricerche informali, e una galleria del Vomero gli propone una mostra. Il pittore rifiuta, spiegando di non avere «niente di nuovo da far vedere».

Il periodo del pane, 1977-1982

Nel 1977 il dottor Strazzullo, che lo segue da Morra Scalone anche a distanza, gli restituisce il vino a una condizione: mai a stomaco vuoto. Scrofalo torna all’olio e alla figura, e applica la prescrizione al soggetto come aveva fatto dodici anni prima con il divieto. Sul tavolo del Bevitore compare una pagnotta, spezzata e ogni anno un po’ più consumata (Bevitore con pane). Un sacerdote salernitano, visitata la mostra di una galleria di Avellino nel 1980, vi riconosce un’allusione eucaristica e lo scrive in una lettera al pittore. La risposta di Scrofalo, conservata nell’Archivio, è di due parole: «È pane».

Il dottor Strazzullo muore nel febbraio del 1983. Dalla tela successiva il pane non c’è più (Bevitore con tre briciole). Restano sul tavolo tre briciole, che il pittore dipingerà, sempre nello stesso punto, fino al 1991.

Gli anni delle aste, 1983-1988

Gli anni Ottanta portano un’improvvisa notorietà, che Scrofalo non ha cercato e di cui non sembra essersi accorto. Fra il 1983 e il 1987 un Bevitore presentato come suo viene offerto all’incanto in televisione oltre milleduecento volte senza essere mai venduto. Il nome del pittore entra nell’uso comune e il mercato si riempie di Bevitori apocrifi, quasi tutti con la finestra dalla parte sbagliata. Le sue quotazioni restano ferme. Solo nel 2001 l’Archivio stabilirà che anche la tela delle aste era un falso, copiato dalla cartolina del 1955 (Il Bevitore televisivo).

Interpellato nel 1986 dal cronista di un quotidiano napoletano, risponde: «Lo vendono? Fanno bene». È l’unica intervista che abbia mai concesso. Al termine regala al cronista la tela che ha sul cavalletto (Bevitore che guarda di lato).

Le ultime opere, 1989-1991

Negli ultimi anni le tele si fanno piccole e il lavoro rallenta. Teomondo Scrofalo muore a Napoli il 9 ottobre 1991, nel suo studio. Sul cavalletto resta un dipinto incompiuto, in cui compare soltanto il bicchiere.

Lascia per testamento l’intero contenuto dello studio, circa quattrocento tele, «agli eredi di Gennaro Ruocco, a saldo». Gli eredi costituiscono la Fondazione nel 1995.