Studi e interventi
Il Bevitore televisivo
Storia di un falso speculare
Michele Fusco Lanzetta
Da Il prezzo del niente. Teomondo Scrofalo e il mercato, Napoli 2009, cap. IV, pp. 88-131. Estratto rivisto dall’autore.
Il Bevitore che tutti conoscono non è di Teomondo Scrofalo. È una copia, eseguita con ogni probabilità a Napoli nei primi anni Ottanta, di una cartolina, che a sua volta riproduceva male un quadro autentico. La finestra sta dalla parte sbagliata. I colori sono quelli di una tipografia di provincia del 1955. Eppure è questa l’immagine che il pubblico italiano associa al nome del pittore, e nessuna delle 1.417 tele autentiche è mai riuscita a sostituirla.

La cartolina
Nel 1955 Gennaro Ruocco fece stampare duemila cartoline del primo Bevitore, che teneva appeso dietro il bancone. Le vendeva ai clienti al prezzo di un quartino, e a chi ne comprava cinque offriva la sesta. La tipografia montò la lastra al rovescio. Nessuno, a quanto risulta, se ne accorse: non l’oste, che si conosceva poco di profilo, né il pittore, che non comprò mai la cartolina.
Il risultato è un quadro speculare. La finestra passa a sinistra, i boccali di latta a destra, la bottiglia in primo piano sul lato opposto. Il tipografo, per ragioni che possiamo immaginare, semplificò anche la posa e il volto, accentuandone il naso e la smorfia. Ne venne fuori un Bevitore più furbo dell’originale, e più povero. Le cartoline circolarono per trent’anni nelle osterie dell’Irpinia, e qualcuna arrivò fino a Napoli.

Olio su tela, 68 × 51 cm
TS 1946.001
Le aste
Il falso compare per la prima volta nel 1983, nelle vendite all’incanto trasmesse in diretta da un’emittente privata milanese. Il banditore lo proponeva in chiusura di seduta come «un Bevitore degli anni Cinquanta». Lo offrì 1.212 volte in quattro anni, con una base d’asta che oscillò tra le diecimila lire e il milione, e non lo vendette mai.
Ho più volte sostenuto che l’invenduto sia il destino naturale dell’opera di Scrofalo. Il caso del Bevitore televisivo obbliga a correggere la tesi, o forse a rafforzarla: anche il falso, appena assunta l’identità del maestro, ne ha ereditato la condizione di mercato. Nessuno lo ha voluto. Tutti se lo ricordano.
La sua fortuna produsse un’intera generazione di imitazioni. Il Registro dei falsi della Fondazione conta oggi 3.870 esemplari, quasi tutti con la finestra a sinistra, cioè copiati dalla televisione o dalla cartolina e mai dalle opere autentiche. Molti furono offerti nelle stesse trasmissioni. Uno solo, nel 1986, venne aggiudicato, per novantamila lire: era la copia di una copia del falso.
Il riconoscimento
Per quasi vent’anni il Bevitore televisivo è stato identificato con TS 1951.004, l’unica tela del primo periodo di cui si fossero perse le tracce. Lo stesso Pàstena lo riproduce in questa veste nel saggio del 1994. Nel 2001 l’Archivio ha esaminato le registrazioni delle vendite fotogramma per fotogramma e ha stabilito tre fatti: la finestra è a sinistra, i boccali sono a destra, la firma in basso a sinistra presenta una e che Scrofalo non ha mai scritto in quel modo. Nello stesso anno l’opera autentica è ricomparsa a Benevento, dove non si era mai mossa.
Del dipinto delle aste, dopo l’ultima trasmissione, non si sa più nulla. È possibile che si trovi ancora in un magazzino milanese, in attesa di un’altra seduta.
La Fondazione ha scelto di non rimuovere il falso dalla memoria pubblica del pittore, cosa che peraltro non sarebbe in grado di fare. Lo ha iscritto per primo nel Registro, con il numero F 1983.001, e ne conserva le immagini accanto a quelle delle opere autentiche. Chi visita l’Archivio di Morra Scalone le trova affiancate nella prima sala, una davanti all’altra, come in uno specchio.