Studi e interventi

Il problema del pane

Clotilde Vanni-Rossetti

Da «Paragone Irpino», XIII, 1999, pp. 21-27.

Tra il 1977 e il 1982, sul tavolo del Bevitore, c’è del pane. Nel 1983 sparisce. Gli studi hanno spiegato con cura il suo arrivo e non si sono quasi occupati della sua partenza, che a me sembra il fatto più interessante dell’intera serie.

L’arrivo, in effetti, non presenta misteri. La prescrizione del dottor Strazzullo, «vino sì, ma mai a stomaco vuoto», è conservata nell’Archivio, e Scrofalo la applicò al soggetto con lo stesso scrupolo con cui dodici anni prima ne aveva applicato il divieto. Il pane del Bevitore è un pane terapeutico. Non vi si deve cercare altro.

Altri lo hanno cercato lo stesso. Nel 1980 un sacerdote salernitano scrisse al pittore per complimentarsi della «così evidente allusione eucaristica» del pane accanto al vino. Scrofalo rispose con un biglietto di due parole: «È pane». Ermenegildo Pàstena, in una lettera alla Fondazione poi resa pubblica, ha respinto sia la lettura del sacerdote sia la mia, che giudica «riduttiva», e ha proposto di vedere nella pagnotta «l’unico elemento della tela che non sia stato bevuto». L’ipotesi è suggestiva. Mi permetto di osservare che il pane, a giudicare dalla serie, è stato mangiato, e con una certa regolarità: la porzione mancante cresce da una tela all’altra, e nel 1982 della pagnotta resta poco più della crosta.

Il dottor Strazzullo muore nel febbraio del 1983. La tela successiva, datata marzo, non ha più il pane. La prescrizione, evidentemente, decadeva con il medico. Fin qui la vicenda è coerente con tutto ciò che sappiamo del metodo di Scrofalo, che non ha mai dipinto niente che non gli fosse imposto da qualcuno.

Ma sul tavolo restano tre briciole. Compaiono nella stessa posizione e in numero invariato in tutte le tele dal 1983 al 1991 che ho potuto esaminare, più di cento, comprese quelle in cui la composizione viene ridotta all’essenziale. Il pittore che aveva tolto il pane senza esitazioni non toglie le briciole. Le ridipinge, anzi, con un’attenzione che il resto della tela non riceve più: tre tocchi di biacca, sempre uguali, a sinistra del bicchiere.

L’anno scorso ho sostenuto, a proposito dei boccali di latta, che la vera questione dell’opera di Scrofalo sia ciò che il pittore non riesce a togliere dal quadro. Le briciole ne sono la prova più piccola e più ostinata. Il pane si mangia; le briciole restano.

Su questo punto, mi risulta, il dibattito non è ancora cominciato.